Ti è mai capitato di postare qualcosa online, una storia, un reel, un commento in un gruppo, e dopo pochi minuti ricevere una reazione che non ti aspettavi? Magari una risposta secca, un’alzata di sopracciglio virtuale, un commento che ti lascia addosso quella sensazione sgradevole che ti porti dietro per ore. E magari quella persona non è nemmeno una tua cliente, non lo è mai stata e probabilmente non lo sarà mai, eppure il suo giudizio pesa come un macigno, come se fosse l’unica cosa che conta in tutto il mondo.
Se ti sei mai ritrovata bloccata per ore, o peggio per giorni, a rileggere dieci volte lo stesso commento fino a iniziare a dubitare di tutto quello che stavi costruendo, questo articolo su come non farsi bloccare dal giudizio degli altri parte esattamente da lì.
Il feedback non parla di te, parla di chi te lo lascia
I feedback che ricevi non parlano di te, parlano della persona che te li ha lasciati. Può sembrare una di quelle frasi motivazionali un po’ da fuffaguru, ma se ci pensi più a fondo capisci quanto sia vera e potente. Quando qualcuno critica quello che fai o quello che dici, quella critica non ti sta dicendo nulla sulle tue capacità, sul tuo valore come persona o come professionista, sulla qualità del tuo lavoro. Ti sta semplicemente dicendo cosa risuona di quello che fai con quella persona specifica, con la sua sensibilità, i suoi gusti, i suoi valori, la sua storia personale e tutto quello che sta vivendo in quel momento.
Pensa a un’idea di business sottoposta a un investitore che non è interessato a quella linea di business: il suo feedback non dirà nulla sul fatto che tu sia o meno una brava imprenditrice, dirà solo cosa attira la sua attenzione e cosa no. Lo stesso vale se un familiare, che di certo non è un business angel, pensa che il modo in cui stai impostando il tuo lavoro non vada bene: questo non dice nulla sulle tue capacità o sulla tua possibilità di avere successo. Dice solo quale idea quella persona ha di come dovrebbe funzionare il mondo, la vita, il lavoro, e probabilmente racconta anche una sua paura, magari il timore che tu possa rimanerci male se le cose vanno storte.
Questo non significa che il feedback sia inutile. Anzi, nel momento in cui lo guardi per quello che è davvero, cioè un’informazione neutra sulla persona che sta reagendo, diventa preziosissimo: ti fa capire se stai raggiungendo le persone che vuoi raggiungere, cosa coinvolge la tua audience e cosa invece la lascia indifferente. Ma per usarlo bene devi prima togliergli il potere enorme che gli hai dato, quello di decidere quanto vali tu e quanto vale la tua idea.
Non tutti i feedback meritano il tuo ascolto
Non tutti i feedback meritano il tuo ascolto, soprattutto quelli di chi non fa parte del tuo pubblico. Quando ricevi un commento critico da una persona che, se ci pensi bene, non fa nemmeno parte del tuo pubblico, che non ha mai dimostrato interesse per quello che offri e che magari ti segue per caso o per curiosità, quel commento può ferirti esattamente come quello di una potenziale cliente, ma il peso che dovrebbe avere nelle tue decisioni future è completamente diverso.
Quando ricevi un feedback, chiediti sempre chi stai cercando di raggiungere o influenzare con quel contenuto, quel post o quell’offerta, e poi chiediti se la persona che ti ha appena criticata fa parte di quel gruppo oppure no. Se la risposta è no, lascialo passare, non perché te ne freghi o sei insensibile, ma semplicemente perché non ti è utile e non è rivolto a te in modo strategico. Questo non significa smettere di ascoltare chi ci vuole bene o i mentori che ci danno consigli sinceri: significa imparare a distinguere un parere dato per affetto da un’informazione strategica utile per il tuo business.
Perché alcune critiche fanno più male di altre
Le critiche fanno davvero male quando toccano qualcosa che già pensi di te stessa. C’è un ulteriore livello che aiuta a capire perché alcune critiche ti scivolano addosso senza lasciare traccia e altre ti restano incollate addosso. Se qualcuno ti dice una cosa lontana da quello che credi su di te, la riconosci come assurda e la lasci scivolare via senza fatica. Ma se quella critica tocca una paura o una convinzione che già ti porti dentro, allora farà male sul serio, perché in realtà non stai reagendo alla critica in sé, ma al dolore di sentire confermata una paura che avevi già.
Per quanto possa sembrare scomodo, questa è una notizia bellissima, perché significa che il problema non è fuori da te, è dentro, e se è dentro puoi lavorarci. Ogni volta che una critica ti fa male, puoi chiederti quale credenza negativa sta toccando, da quanto tempo te la porti dietro, e se è vera per davvero o se semplicemente l’hai accettata come vera tanto tempo fa senza più metterla in discussione.
Le donne che si espongono ricevono più critiche
Le donne che si espongono tendono a ricevere più critiche, spesso rivolte alla persona più che al lavoro fatto. C’è un ultimo pezzo che serve soprattutto a chi, come te, ha scelto di mettersi in mostra con un’attività, di scrivere, parlare, farsi vedere in pubblico online o offline. Questo è inevitabile, e non esiste nessuna versione di te più brava, più allineata o più perfetta che riuscirà a evitarlo del tutto.
Lo shift da fare non è smettere di esporti per non rischiare la critica cattiva, per quanto sia una tentazione comprensibile. Lo shift è iniziare a pensare alla critica come al segnale che stai facendo un lavoro che si fa notare, che conta, abbastanza visibile da generare reazioni, non un lavoro piatto che non sa di niente. Come esercizio, pensa a una donna che ammiri, che si è esposta tanto quanto te o anche di più, che ha ricevuto critiche pesanti ma è andata avanti comunque: nei momenti in cui ti blocchi prima di pubblicare per paura del giudizio, chiediti come reagirebbe lei, cosa farebbe, cosa ti direbbe.
Non è solo mindset, è strategia di business
Bloccarsi davanti al giudizio è anche una questione di strategia di business, perché porta a giocare in piccolo e a sotto-prezzarsi. Se tendi a bloccarti davanti a ogni reazione negativa, o addirittura prima ancora per evitarla, finisci per giocare in piccolo: non pubblichi quel contenuto, non lanci quel prodotto e soprattutto magari non chiedi il prezzo che ti meriti, pensando che un prezzo basso sia un prezzo a prova di critica. Non esiste nessun prezzo a prova di critica.
È esattamente su questo che si lavora dentro Coraggiosa, il percorso di mentoring ibrido di 9 mesi pensato per professioniste e piccole imprenditrici bravissime in quello che fanno ma che faticano a trasformarlo in un business solido. Dentro Coraggiosa si lavora sulla strategia, sulla comunicazione, sulla vendita, e anche su tutto quello che riguarda il rapporto con il giudizio, con il denaro e con la paura di esporti. La cosa bella di Coraggiosa è che non sei mai sola in questo percorso: c’è lavoro di gruppo, supporto continuo e qualcuno che ti conosce davvero e ti segue passo passo.
Domande frequenti
Perché i feedback negativi fanno così male anche quando vengono da estranei?
Perché tendiamo a dare a chiunque lo stesso peso, indipendentemente da chi sia o da quanto conosca davvero il nostro lavoro. In realtà un feedback fa male soprattutto quando tocca una paura o una convinzione che già portiamo dentro, non per il contenuto della critica in sé.
Come faccio a capire se un feedback merita ascolto?
Chiediti chi stai cercando di raggiungere con quel contenuto o quell’offerta, e verifica se la persona che ti ha criticata fa parte di quel pubblico. Se non ne fa parte, il feedback non è una priorità strategica, anche se resta lecito che ti abbia toccata a livello personale.
Le critiche si possono evitare esponendosi meno o in modo più perfetto?
No. Le donne che si espongono ricevono più critiche indipendentemente da quanto siano preparate o allineate, ed è una dinamica inevitabile legata alla visibilità stessa, non alla qualità del lavoro svolto.
Cosa c’entra il prezzo con la paura del giudizio?
Spesso si tiene il prezzo basso pensando che sia più difficile da criticare, ma non esiste nessun prezzo a prova di critica. Il prezzo basso non protegge dal giudizio, protegge solo dal rischio percepito di doverlo difendere.
Cosa si fa dentro Coraggiosa su questo tema?
Dentro Coraggiosa si lavora sulla strategia, sulla comunicazione e sulla vendita, insieme al rapporto con il giudizio, con il denaro e con la paura di esporti, con il supporto di un gruppo e di un accompagnamento individuale continuo.
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