
Se qualcuno ti chiedesse com’è andato il tuo ultimo trimestre di lavoro, dove andrebbe immediatamente la tua mente? Alle cose che hanno funzionato, oppure all’unica che è andata storta? Io ho appena finito di fare la mia review trimestrale e ti confesso che per 2 settimane, a chiunque mi chiedesse come stava andando il lavoro, ho risposto parlando solo del mese pessimo, e mai dei 2 mesi buoni su 3, perché nella mia testa c’era scritto a caratteri cubitali che ero una mezza fallita.
Due mesi ottimi, uno pessimo, e la storia che mi ero raccontata
Il mio secondo trimestre 2026 è stato un trimestre pieno, con dentro il compleanno dei miei primi 50 anni, un viaggio a Londra, un attacco d’ansia prima di salire su un palco e un summit che mi è costato 3 mesi di lavoro. Quando mi sono seduta a fare la review, all’inizio di luglio, ero già lì pronta a flagellarmi, perché giugno, il mese appena finito, era stato bruttissimo, e mi aspettavo la conferma nero su bianco del disastro.
Invece ho scoperto una cosa fastidiosa e piacevole allo stesso tempo, e cioè che il secondo trimestre del 2026 è andato meglio dello stesso trimestre del 2025: guardando al trimestre nella sua totalità, il fatturato è cresciuto. Peccato che io mi sentissi una totale frana, perché avevo passato giorni interi a raccontarmi che il business era in caduta libera, mentre i numeri stavano dicendo esattamente il contrario.
Perché il cervello si aggrappa all’unica cosa storta
Qui c’è la prima cosa che voglio che ti resti, perché sono sicura che capita anche a te: il nostro cervello, quando gli dai 10 cose, di cui 9 buone e una brutta, si aggrappa a quella brutta archiviando le altre 9 come se niente fosse. È lo stesso meccanismo per cui se ricevi 10 recensioni entusiaste del tuo percorso e una recensione tiepida, passerai la giornata a rimuginare solo sulla recensione “tiepida”, che nel frattempo nella tua testa è diventata una tragedia greca. Archivi le lodi come se fossero dovute, normali, mentre la critica te la porti dietro tutto il giorno, ti segue mentre porti il cane, ti fai la doccia, lavori, sempre lì aggrappata come un avvoltoio. Con il mio trimestre ho fatto esattamente questo: ho cancellato mentalmente aprile e maggio come se non fossero mai esistiti, tant’è che mentre scrivevo l’episodio ho dovuto sforzarmi per ricordare cosa avessi fatto in quei due mesi.
I due mesi che avevo cancellato
Aprile è andato bene, con diverse clienti dell’1:1 e di Coraggiosa che procedevano, e con l’evento grosso del 1° maggio, cioè il compleanno dei miei 50 anni. Per l’occasione ho creato una promo del 50% sui miei prodotti digitali, durata 6 giorni che è andata veramente molto bene.
Sempre ad aprile ho iniziato a lavorare con una nuova cliente in Da Brava a Ben Pagata, una professionista che sta pensando di lasciare il suo lavoro da collaboratrice in un’azienda per lanciare un progetto tutto suo pensato per le donne: vederla passare dall’idea del podcast a una “voce vera” su Spotify è stato davvero gratificante e mi ha ricordato perché amo fare quello che faccio.
A maggio è arrivata un’altra cliente individuale. Dopo aver acquistato il Rendez-vous con il tuo business, ha scelto di proseguire con un mentoring semestrale. L’analisi l’ha fatta sentire talmente vista e capita, da chiedermi di continuare a lavorare insieme, così abbiamo costruito un mentoring un po’ speciale, fatto di una call al mese e di un check-in scritto ogni 15 giorni su un Google Doc: lei mi scrive delle riflessioni guidate da domande che ho selezionato per lei, io leggo tra le righe e le restituisco lo “sblocco”, vado cioè a stanare i pensieri che la tengono ferma per provare a scioglierli. È lo stesso lavoro asincrono che ho pensato anche per “La Bussola”, il nuovo servizio 1:1 che ho appena lanciato, pensato per chi sa cosa dovrebbe fare ma poi arriva sempre un pensiero, un giudizio, e i meravigliosi piani deragliano.
Il mio momento più basso: la crisi dietro il palco
Nel mese di giugno c’è stato il mio momento più basso.
Il 20 giugno ero stata invitata a Roma a parlare sul palco del Digital Ergo Sum, un evento sul digitale. L’intervento in sé è andato benissimo: gente che si è commossa, che mi ha chiesto il biglietto da visita, che mi ha detto che era stato l’intervento più bello di tutti. Il problema è stata l’ora e mezza prima di salire sul palco, perché nel backstage ho avuto una forte crisi d’ansia in cui la mia bambina interiore mi pregava di scappare da lì. Ho provato a calmarmi e a tornare lucida usando tutti gli strumenti che conosco, ma nulla sembrava funzionare. Però è successa una cosa che ricordo come una piccola perla: una delle organizzatrici, una persona che non mi conosceva se non via mail, mi ha visto in difficoltà e, senza dire una parola, mi ha portato un bicchiere d’acqua e un fazzoletto, chiedendomi solo se dovesse chiamare qualcuno o lasciarmi da sola. Le ho detto che preferivo stare da sola, e lei ogni tanto si affacciava da lontano per controllare come stavo. Ha semplicemente accolto e ascoltato il mio disagio, ed è stata parte della cura. Poi ho “fatto click”, è passato tutto e sono salita sul palco finalmente sicura di me.
Da quella giornata mi porto a casa 2 cose.
La prima è che con l’online sono a mio agio, mentre dal vivo, in un posto che non conosco e davanti a persone che non sono “le mie persone”, sono completamente fuori dalla comfort zone, e questo probabilmente significa che devo crearmi un rituale per prepararmi meglio agli eventi in presenza, se voglio farne altri.
La seconda è che quando qualcuno è in difficoltà spesso non serve entrare in modalità soluzione, chi è in difficoltà non ha bisogno di sentirsi dire quanto è bravo e che andrà tutto bene, ha semplicemente bisogno di avere uno spazio sicuro intorno.
Il Summit, e la trappola della generosità povera
Giugno è stato anche il mese del Summit online “Da invisibile a irresistibile”, che si è tenuto dal 24 al 26 giugno. Ci ho lavorato intensamente da fine marzo a fine giugno, in un crescendo continuo che mi ha risucchiata completamente, tanto che a giugno sono sparita per due settimane senza riuscire nemmeno a scrivere o registrare il podcast. Ho coinvolto 15 speaker, si sono iscritte circa 300 persone, di cui il 70% non era ancora nella mia lista, il che non è affatto male. Il punto è che nella mia testa avevo sognato di raggiungere le 1000 iscrizioni, e quando i numeri sono stati diversi da quello che mi ero immaginata, l’ho vissuta come l’ennesimo disastro.
Facendo con calma il debrief del Summit, ho capito di aver costruito da sola una cosa enorme, un “convegno online” che ha funzionato benissimo dal punto di vista tecnico, e che ha dato valore sia alle speaker sia a chi ha partecipato, ma che allo stesso tempo mi ha assorbita talmente tanto da lasciarmi poco tempo e ancora meno energie da dedicare al mio marketing e soprattutto a vendere con costanza. Avrei dovuto trovare il modo di monetizzare il Summit, il che non voleva dire obbligare le persone a pagare per partecipare, ma magari pensare in modo strategico a cosa potevo offrire a quel pubblico nuovo.
Guardare la tua storia con un volo dall’alto
Se guardo il trimestre tutto insieme, non è un trimestre da buttare via, ma devo sforzarmi di guardarlo nel suo insieme. Ed è proprio questo che il trimestre mi ha ricordato meglio di ogni altra cosa, cioè l’importanza di guardare i propri numeri e la propria storia per intero, facendo un volo dall’alto e silenziando quel filtro della testa che tiene solo il brutto. Farlo per me, durante la review, è stato scomodo e allo stesso tempo liberatorio.
Se ti stai riconoscendo in queste riflesisoni, se sei anche tu la regina del bicchiere mezzo vuoto, probabilmente è perché è quasi impossibile guardare dall’interno il proprio business con lucidità. Proprio per questo ho creato il Rendez-vous con il tuo Business: tu compili un questionario dettagliato, io mi immergo nelle tue risposte e ti restituisco un’analisi scritta con il tuo posizionamento, le tue offerte, la tua strategia di vendita e soprattutto i tre schemi mentali che ti stanno frenando senza che tu te ne accorga, più un prossimo passo concreto per rimetterti in moto. È lo sguardo esterno e onesto che su te stessa è davvero difficile avere.
Domande frequenti
Ogni quanto conviene fare una review del proprio business?
Una review trimestrale è un buon ritmo, perché ti dà abbastanza distanza dal singolo mese storto per vedere l’andamento reale, senza aspettare troppo. L’importante è guardare il periodo intero e non solo l’ultimo mese, che è quello che la memoria tende a farti pesare di più.
Perché mi ricordo solo le cose negative del mio lavoro?
Perché il cervello è fatto per notare di più ciò che percepisce come minaccia o problema, quindi archivia in fretta le cose andate bene e si aggrappa a quella andata male. Saperlo è già metà del lavoro, perché ti permette di correggere il tiro guardando i dati invece che la sensazione.
Cosa significa “generosità povera”?
È mettere tantissima energia in qualcosa che doni gratuitamente, dimenticando che sei un’imprenditrice e non una onlus, e quindi non trovando un modo per farti pagare per quel valore. Resta generosità buona, ma resta anche povera, e a lungo andare non è sostenibile.
Come si aiuta davvero una persona in difficoltà?
Spesso non entrando in modalità soluzione e non riempiendola di rassicurazioni, ma chiedendole di cosa ha bisogno in quel momento e creando uno spazio sicuro intorno a lei, così da proteggerla anche da interventi che non le servono.
A chi è utile il Rendez-vous con il tuo Business?
A te che sei brava in quello che fai ma da dentro fatichi a vederlo con lucidità, e vuoi uno sguardo esterno e onesto che ti restituisca posizionamento, offerte, strategia e i blocchi mentali che ti tengono ferma, insieme a un primo passo concreto.


Lascia un commento