Far scrivere l’AI con il tuo stile sembra una cosa semplice, finché non rileggi quello che ti restituisce: il testo è corretto, ordinato, perfino sensato, ma contiene parole che tu non hai mai usato in vita tua, come se fossero state scritte da una persona che non sei tu: ti somiglia un pochino, ma non sei tu. Così finisci per riscrivere tutto a mano, e il tempo che secondo i guru avresti dovuto risparmiare, è già finito.
Se capita anche a te, sei in ottima compagnia. A luglio 2026 ho mandato un questionario alle iscritte alla mia newsletter per capire come le professioniste usano davvero l’intelligenza artificiale nel loro lavoro, e quando ho chiesto loro cosa le trattiene dall’usarla di più, la metà ha risposto: “la paura che i miei contenuti smettano di suonare come scritti da me”.
Il bello è che queste stesse persone usano già l’AI: il 60% dichiara di usarla tutti i giorni e un altro 30% quasi ogni settimana. Quindi il problema non riguarda professioniste che diffidano della tecnologia, riguarda professioniste che la usano per lavoro ogni giorno, ma che continuano a chiedersi quanto di quello che produce sia ancora roba loro.
Ora ti spiego come portare il tuo stile dentro lo strumento, partendo dalla cosa che ti farà risparmiare mesi di arrabbiature e riscritture: se salti il lavoro preliminare perdi la tua voce al 100%.
Se chiedi all’AI di scrivere al posto tuo perderai il tuo stile di scrittura
Il tuo stile di scrittura sparisce nel momento in cui chiedi a uno strumento che non sa chi sei, per chi scrivi e cosa vendi di produrti un contenuto: il modello riempie i vuoti che gli hai lasciato con la media di tutto quello che ha letto, e un contenuto “medio” ha un valore molto basso perché non parla davvero a nessuno.
Quando scrivi “scrivimi un post sul superare la paura di vendere”, stai chiedendo a una macchina di fare al posto tuo almeno 8 scelte che non le hai mai comunicato: a chi ti rivolgi, come parlano di quel problema le tue clienti ideali, quali esempi useresti per descriverlo, quanto vuoi essere diretta, dove ti vuoi fermare, cosa non diresti mai, verso quale offerta stai portando chi legge, e con che tono vuoi chiudere. Lo strumento farà quelle scelte in autonomia perché tu gli hai chiesto di produrre un testo, e le compierà attingendo alla media statistica dei contenuti simili che ha visto passare. Il risultato è quel pezzo levigato, competente e un po’ di plastica che riconosci a colpo d’occhio, e che riconosceranno anche le tue lettrici.
Nel questionario, alcune persone hanno scritto di aver provato a usare l’intelligenza artificiale e di essere rimaste deluse dai risultati. Quando ho analizzato le loro risposte ho capito che il pattern era sempre lo stesso: una richiesta generica fatta “a freddo” a uno strumento che del loro business non sapeva assolutamente niente.
Come far sì che l’intelligenza artificiale scriva con il tuo stile: il lavoro viene prima del prompt
Per far scrivere l’AI con il tuo stile devi costruire la prima volta che la usi un contesto di brand riutilizzabile, cioè un documento che descrive chi sei, a chi parli, cosa vendi, come scrivi e come non scriveresti mai. Ogni volta che vorrai un contenuto allegherai o richiamerai questo documento.
Lo chiamo “contesto di brand” perché è esattamente questo: il contesto che tu hai in testa quando scrivi e che lo strumento non ha. Quando apri il computer per scrivere una newsletter hai già dentro di te, senza nemmeno pensarci, anni di conversazioni con le tue clienti, sai quali sono parole che le faranno sentire comprese, e quali quelle che faranno cestinare la mail, sai qual è quella tua frase ricorrente, quell’intercalare che è diventata una specie di firma. Niente di tutto questo esiste per nessun LLM, finché non glielo scrivi da qualche parte.
La buona notizia è che è un lavoro che fai una volta, e da lì in poi ogni contenuto non partirà più da zero. Io aggiorno il mio “Contesto di Silvia” quando cambio i prezzi o le priorità, e dentro ci sono le mie regole di scrittura, una breve descrizione dei miei percorsi e dei miei prodotti con i loro prezzi, i pattern in cui casco quando scrivo di fretta, e alcuni esempi di newsletter inviate in passato con il motivo per cui hanno funzionato. È un documento di testo, poco carino da vedere, ma fondamentale da usare.
Cosa mettere dentro il contesto di brand
Un contesto di brand efficace contiene 6 blocchi da tenere sempre aggiornati: chi sei e cosa vendi, a chi parli, come parli, le regole tecniche di scrittura, 3 o 4 esempi reali dei tuoi pezzi migliori, e la lista di quello che non vuoi vedere mai.
Il 1° blocco è il più noioso ma il più redditizio, perché è quello che impedisce all’AI di citare un prodotto che non esiste più, o un prezzo vecchio di 2 anni. Ci metti dentro le tue offerte con i prezzi giusti, a chi servono, e il nome con cui le persone le trovano sul sito.
Il 2° blocco descrive la persona che legge, e potenzialmente comprerà, tenendo conto del suo livello di consapevolezza e delle sue obiezioni, perché un testo scritto per chi ti segue da 3 anni avrà un attacco completamente diverso da uno scritto per chi ti ha scoperta ieri.
Il 3° blocco è la voce, e qui funziona molto meglio descriverla con esempi specifici, invece che con degli aggettivi: scrivere “do del tu e parlo come parlerei a una cliente seduta davanti a me a un tavolino del bar sottocasa” è mille volte più utile di “usa un tono friendly ma professionale”.
Il 4° blocco sono le regole tecniche, quelle che sembrano dettagli e che invece sono la tua “impronta digitale” di scrittura. Le mie, per darti un esempio concreto, sono che non voglio che l’AI usi mai il trattino lungo, che i numeri vanno sempre scritti in cifre, che ho un mancamento se leggo “cuore pulsante”, e che evito la struttura “non è questo, è quello”, perché è diventata la firma involontaria dei testi generati dall’AI.
Il 5° blocco sono gli esempi, ed è la parte che quasi tutte saltano. Dovrai prendere 3 o 4 pezzi tuoi che hanno ricevuto apprezzamenti, o che tu hai sentito tuoi, scritti con la tua voce più vera, incollarli per intero, e sotto ciascuno scrivere 2 righe sul perché senti che quel pezzo ti rappresenta davvero. Uno strumento impara il tuo stile molto più dagli esempi che dalle descrizioni, esattamente come farebbe una collaboratrice appena arrivata.
Il 6° blocco è la lista nera, cioè le parole, le formule e i modi di dire che ti fanno storcere il naso e che tu non useresti mai.
La differenza tra un prompt AI dato “a freddo” e uno che tiene conto del tuo stile di scrittura
Con un prompt a freddo l’intelligenza artificiale restituirà un contenuto “di plastica”, mentre con un prompt con il contesto di brand, e l’obiettivo finale otterrai un contenuto che non vedrai l’ora di pubblicare.
Un esempio di prompt a freddo suona così: “Scrivimi una newsletter sul superare la paura di vendere”. Quello che l’AI ti restituirà potrebbe averlo scritto chiunque, perché tu non le hai dato niente che fosse tuo.
Il prompt approfondito che contiene il tuo stile, partirà dal documento di contesto e poi aggiungerà 3 cose: la storia vera che vuoi raccontare, con i dettagli che conosci solo tu, l’opinione che vuoi difendere anche se è scomoda, e il prodotto specifico verso cui il contenuto dovrà puntare.
Nel primo caso chiedi alla macchina di inventare la sostanza, nel secondo le chiedi di dare alla tua sostanza la forma a cui saresti arrivata anche tu, ma mettendoci un’ora anziché 5 minuti.
Questo è anche il motivo per cui l’AI ti fa risparmiare meno tempo di quanto ti raccontino in giro: il tempo che risparmi sul montaggio va messo sulla “materia prima”, e va benissimo così, perché quella è la parte che nessuno può fare al posto tuo.
Come capisci se un contenuto scritto con l’aiuto dell’AI “suona come te” prima di pubblicarlo
Il controllo più affidabile è leggere il testo ad alta voce e fermarti su ogni frase che non diresti mai a una cliente seduta davanti a te: quelle frasi sono il momento in cui l’intelligenza artificiale ha riempito un vuoto che avresti dovuto riempire tu.
Ci sono altri 2 segnali da usare.
Il primo è la prova della firma: se un’altra professionista del tuo settore potesse pubblicare quel pezzo identico con la sua firma senza che nessuno se ne accorga, hai scritto un articolo sul tuo argomento invece di un articolo tuo.
Il secondo riguarda gli esempi: se nel testo non compare nessun dettaglio concreto che arriva dalla tua vita o dal lavoro con le tue clienti, hai prodotto un contenuto che informa e che non convince, e la differenza la vedi nelle risposte che ricevi.
Quando trovo un punto che non mi suona lo correggo e poi corro ad aggiornare il documento di contesto con la regola che mancava, così quella cosa non ricapiterà nel contenuto successivo. È il motivo per cui il lavoro a monte si ripaga da solo: ogni correzione che fai una volta vale per tutti i contenuti che scriverai dopo.
Domande frequenti
Come faccio a scrivere contenuti AI che sembrano scritti da me?
Devi dare allo strumento tre cose che di solito non riceve: un documento con le tue regole di scrittura e i tuoi esempi migliori, la storia o l’opinione che vuoi esprimere in quel contenuto specifico, e una revisione finale in cui elimini le frasi che non diresti. Un contenuto suona scritto da te quando contiene qualcosa che solo tu potevi metterci dentro, quindi la somiglianza con il tuo stile di scrittura nasce dai dettagli concreti prima che dal tono.
Come faccio a far scrivere l’AI con il mio stile se non l’ho mai definito e non so quale sia?
Parti dagli esempi invece che dalle definizioni. Prendi 3 contenuti che hanno ricevuto risposte o commenti, o in cui ti riconosci, di cui sei super orgogliosa, incollali nella chat del tuo tool di intelligenza artificiale, e chiedi allo strumento di descriverti le caratteristiche ricorrenti di quella scrittura, tipo lunghezza delle frasi, tipo di apertura, modo in cui usi gli esempi. Quello che ricevi è una prima bozza del tuo profilo di voce, che poi correggerai via via a mano nei punti in cui non ti riconosci.
Quanto tempo serve per costruire un contesto di brand riutilizzabile?
Una prima versione utilizzabile puoi scriverla in 2 ore, e stai attenta a non cadere nel perfezionismo. Da quel momento lo aggiornerai quando troverai un errore ricorrente nell’output oppure quando cambierà qualcosa nel business, tipo un prezzo o un’offerta nuova. Il mio è nato in un pomeriggio e oggi, dopo diversi mesi di correzioni, è lo strumento che uso di più.
I contenuti scritti con l’AI vengono penalizzati da Google?
Google ha dichiarato più volte di valutare la qualità e l’utilità del contenuto a prescindere da come è stato prodotto, e di colpire invece la produzione in massa di testi generici pensati solo per posizionarsi. Un articolo che nasce dalla tua esperienza, che contiene dati e esempi reali e che risponde davvero a una domanda, sta dalla parte giusta di Google, anche se lo hai creato con l’aiuto di uno strumento. Un articolo generato in serie senza niente di tuo dentro fatica a posizionarsi, e faticherà soprattutto con le persone che sono quelle che vuoi davvero raggiungere.
Cosa faccio se lavoro da sola, non ho un team di marketing e non ho tempo di costruirlo?
Costruisci il contesto di brand mentre lavori, invece di trattarlo come un progetto a parte per cui trovare il momento perfetto. La prossima volta che scrivi una newsletter e ti viene bene, salvala nel documento degli esempi. La prossima volta che una frase generata dall’AI ti fa storcere il naso, aggiungila alla lista nera. Nel giro di 3 o 4 contenuti avrai un documento che funziona, senza esserti mai presa una giornata intera per farlo.
In conclusione
La paura di veder sparire il tuo stile di scrittura è ragionevole, e la risposta sta nel dare allo strumento abbastanza informazioni su di te, su quello che fai e che pensi perché possa restituirti qualcosa che ti somigli. Il lavoro sta tutto prima del prompt, dentro quel documento noioso ma fondamentale che descrive chi sei, come scrivi e cosa vendi, e che nessuno può compilare al posto tuo.
C’è però una cosa che il contesto di brand da solo non risolve: come si fa a creare dei contenuti che portino clienti. Un testo che suona come te, che ti somiglia, porta clienti quando dietro c’è un’offerta chiara, un prezzo che regge e un percorso che dice a chi legge cosa fare dopo. Se è questa parte a scricchiolare, il contenuto da solo non la sistema.
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